Beata ignorazna

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Ieri la Lazio ha perso. Questo si sa. Ha perso 2-0. Ed anche questo si sa. Ha subito il secondo gol all’ultimo secondo. Ed anche questo si sa.

Quello che si sa, ma che è bene ricordare, è la dinamica. Siamo al 94’, quando l’Udinese fa partire il contropiede, con un giocatore bianconero che lancia la palla per Pereyra. A questo punto, si sentono tre fischi, distintamente. I tifosi dell’Udinese esultano. La Lazio si ferma. Il portiere biancoceleste si sdraia. Totò di Natale alza le braccia al cielo. Tutti, ma proprio tutti, pensano che la partita sia finita. Tranne Pereyra, che va, tira e segna. L’arbitro convalida: non era lui ad aver fischiato, ma un tifoso dell’Udinese.

La rabbia biancoceleste ci sta, eppure, qualche troll, su YouTube scrive:

«Ma io mi chiedo, come cazzo si fa a protestare per il nulla? Non ho mai visto una squadra (di merda che non ha mai tirato in porta) protestare in quella maniera perche’ [1] avrebbe voluto peredere [2] 1-0?»

Come se il problema fosse una questione di risultato! Secondo questo tizio, tale Bob Lucky, la Lazio si è lamentata per “peredere” 1-0 anziché 2-0.

Costui ha 17 likes. Nessuna sorpresa: a commentare il video ci sono soprattutto romanisti. Evidentemente, la rabbia repressa che essi devono sfogare è davvero grande…

Ma perché la Lazio ha reagito? Perché voleva perdere 1-0? No. I motivi sono essenzialmente tre.

Il primo: Pereyra ha esultato come se volesse prendere per i fondelli. Come se avesse avuto un qualche merito. Di fatto, esso ora deve spiegare perché lui è stato l’unico a non aver “sentito” il triplice fischio. Io sento puzza di bruciato.

Il secondo: l’arbitro doveva annullare il gol. Dal regolamento AIA-FIGC, pagina 52:

«Se uno spettatore emette un fischio e l’arbitro considera che tale fischio abbia interferito col gioco (ad esempio, inducendo un calciatore a raccogliere il pallone con le mani presumendo che il gioco sia stato interrotto), l’arbitro interromperà il gioco e lo riprenderà con una propria rimessa dal punto in cui si trovava il pallone quando il gioco è stato interrotto, a meno che il gioco sia stato interrotto all’interno dell’area di porta, nel qual caso l’arbitro effettuerà la propria rimessa sulla linea dell’area di porta parallela alla linea di porta, nel punto più vicino a quello in cui si trovava il pallone quando il gioco è stato interrotto».

L’arbitro doveva annullare il gol. Ma non l’ha fatto. Questo è favoritismo allo stato puro. Ed è normale arrabbiarsi.
Terzo: l’arbitro non solo doveva annullare il gol, ma aveva anche detto che l’avrebbe per davvero annullato:

«Inizialmente l’arbitro ci aveva detto che non aveva convalidato il gol e, non appena la palla sarebbe stata rimessa in gioco, avrebbe fischiato la fine».

Questo è quanto dichiarato da Maurizio Domizzi, giocatore dell’Udinese.

Insomma, Pereyra fa un gol chiaramente irregolare, esulta come se volesse dire ai giocatori della Lazio che sono imbecilli, e l’arbitrio, Bergonzi, promette di annullare il gol (come avrebbe dovuto chiaramente fare), ma ci ripensa subito dopo. Tutto questo sa di presa per i fondelli… Se, a questo, aggiungiamo il fatto che il passaggio per Pereyra sarebbe stato intercettato da un difensore biancoceleste, il quale avrebbe avuto tutto il tempo di rilanciare la palla in avanti, con tutti i giocatori nella Lazio già nella metà campo dell’Udinese, pronti a segnare, beh… La possibilità di pareggiare c’era. La presa per il deretano anche.

Non giustifico il comportamento della Lazio a fine gara. Ma la rabbia ci sta tutta, checché ne dicano dei troll romanisti, evidentemente delusi dalla ormai quasi certa esclusione dall’Europa League.

 

AGGIORNAMENTO (Giovedì 3 maggio 2012 alle 09:30):

Questo, probabilmente, non lo sapevano ancora i giocatori della Lazio al termine della partita contro l’Udinese. Come già detto, probabilmente il nervoso (stavano perdendo) e la presa per i fondelli da parte di Bergonzi hanno scatenato il tutto. Mi sembra giusto, però, sottolineare quanto evidenziato dal sito “La Lazio siamo noi” [3]:

«Il 2-0 di Pereyra, in caso di arrivo a pari punti con Napoli e Udinese, farebbe tutta la differenza del mondo ed estrometterebbe i biancocelesti dalla Champions. Con l’1-0, invece, sarebbero i capitolini ad avere la meglio».

Insomma, il gol di Pereyra potrebbe costare caro ai biancocelesti [4].

Questo aggiornamento lo dedico a tutti quelli che credono degne di derisione le proteste della Lazio. Purtroppo, costoro, devono informarsi meglio sia sul regolamento, sia sulla classifica di Serie A, prima di parlare.

 

FONTI

AIA-FIGC. (2011). Regolamento. Tratto da AIA-FIGC: http://www.aia-figc.it/download/regolamenti/reg_2011.pdf

Lucky, B. (s.d.). Il pasticcio Udinese 2-0 Lazio. Tratto da YouTube: http://www.youtube.com/watch?v=zC0FgHjvv6w

Pantani, I. (2012, Aprile 30). Domizzi e Pinzi fanno luce sulla furia biancoceleste: “E’ arrivato un fischio dalla tribuna, ma inizialmente l’arbitro aveva deciso di annullare il gol”. Tratto da La Lazio siamo noi: http://www.lalaziosiamonoi.it/?action=read&idnotizia=25463


[1] Apostrofato. Apostrofato davvero.

[2] Verbo inventato. Probabilmente voleva dire “Perdere”.

[3] Potete trovare la pagina  all’indirizzo: http://www.lalaziosiamonoi.it/?action=read&idnotizia=25544

[4] Anche se, secondo me, dopo il pareggio col Siena, la Lazio, ora, deve pensare a rimanere in Europa League.

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I miei link

Purtroppo, non posso aggiungere link nella sidebar… Dato che, però, ho intenzione di consigliare ai miei lettori alcuni siti o blog interessanti, ho deciso che dedicherò un elenco contenente dei collegamenti a questi siti. Questo post sarà l’unico membro di una categoria creata appositamente per l’occasione: “I miei link”. In questo modo, sarà facilmente raggiungibile tramite la sidebar.

Lo scudetto della suora

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In questi giorni si sta disputando la finale di pallavolo femminile tra Yamamay Busto Arsizio e MC-Carnaghi Villa Cortese. Al momento, il risultato è 1-1 e stasera si giocherà la Gara-3 a Monza.

Questa gara è considerata un derby a tutti gli effetti, dato che le due squadre, entrambe lombarde, appartengono a due comuni confinanti tra loro, ovvero Busto Arsizio (Va) e Villa Cortese (Mi). Wikipedia ha perfino dedicato alla sfida tra queste due squadre una voce: “Derby dell’Altomilanese”, proprio perché lo spirito di competizione tra queste due squadre è molto alto, paragonabile a quello tra Milan e Inter o Roma e Lazio. Questa pagina [1], contenente statistiche sui singoli match tra queste due società, rivela anche una curiosità interessante: entrambe le squadre, ora sul tetto d’Italia, sono parenti, essendo state fondate dalla stessa persona, una religiosa, ovvero suor Carla Croci. La prima a nascere fu la squadra delle farfalle rosse, la Busto Arsizio, nel 1970 [2]. Otto anni dopo, quando la suora si trasferì, fu il turno di Villa Cortese. Entrambe le società hanno cominciato ad esistere come semplici squadre da oratorio [3]. E chissà se suor Carla avesse potuto immaginare che ora, le sue due “piccole” creazioni sarebbero diventate le due squadre più forti d’Italia

Altre due piccole curiosità. Innanzitutto, la Carnaghi, sponsor di Villa Cortese, è una azienda di Busto Arsizio. Le due giocatrici di Villa Cortese Lucia Bosetti e Caterina Bosetti, inoltre, sono entrambe bustesi (la prima vive a Busto, la seconda, invece, è nata lì).

AGGIORNAMENTO (Giovedì 12 aprile 2012 alle 09:59):

Nella Gara-3 della finale, Yamamay Busto Arsizio si è imposta per 3-0 superando, a Monza, la Villa Cortese. Ora Busto Arsizio è in vantaggio di 2-1. Prossima gara ancora a Monza.

AGGIORNAMENTO (Sabato 14 aprile 2012 alle 09:42):

Nella Gara-4, Villa Cortese ha ricambiato il favore, battendo 3-0 la Yamamay. Grande equilibrio tra le due squadre fino adesso. Ora manca solo la Gara-5, che decreterà il vincitore del torneo. Si giocherà al PalaYamamamy di Busto Arsizio.

AGGIORNAMENTO (Lunedì 16 aprile 2012 alle 09:00):

Busto Arsizio campione d’Italia! Nella gara-5, battuta al PalaYamamay Villa Cortese per 3-2. Gara molto bella, segnata da un grande equilibrio. L’unica differenza si è vista nelle ultime quattro battute con Villa Cortese incapace di sfruttare il match-point (stava vincendo 14-13 al quinto set) e di gestire la pressione nel finale. Busto, al contrario, è riuscita ad annullare il match-point a Villa e a chiudere la partita non appena ha potuto.

Per il resto, equilibrio assoluto, con entrambe le squadre che hanno meritato di vincere.

Questo è il primo scudetto per la Yamamay, che quest’anno ha completato il “tripletino”, vincendo Campionato, Coppa Italia e Coppa CEV. Busto ha anche vinto, in campionato, la regular season.


[1] Non aggiornata…

[2] Ai tempi, comunque, portava un altro nome: Pallavolo Cislago.

[3] Infatti, il nome completo di Villa Cortese è Gruppo Sportivo Oratorio di Villa Cortese.

FONTI:

Wikipedia. (2012). Derby dell’Altomilanese. Tratto il giorno Aprile 10, 2012 da Wikipedia Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Derby_dell’Altomilanese_(pallavolo)

Quando Dante diventa nazista…

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Oggi siamo nell’era del “politically correct”. A prima vista, sembra una cosa positiva e tutti (nessuno escluso) hanno l’opportunità di dire quello che vuole. Il problema, però, è quando, in nome del “politicamente corretto”, certa gente comincia a puntare i piedi, come i bambini, e a pretendere tutto quello che vuole, perché lo vuole.

Un esempio recente di questo atteggiamento viene dall’organizzazione “Gerush92” (nome orribile, che sembra più adatto ad un anonimo di MSN), che si occupa dei diritti umani. Invece di occuparsi degli 8000 Siriani massacrati nell’ultimo periodo, la presidente Valentina Sereni si è detta molto preoccupata dall’insegnamento della “Divina Commedia” nelle scuole, tanto che bisogna pensare di rimuovere lo studio di quest’opera dal programma scolastico. Essa, infatti, è molto diseducativa e contiene messaggi omofobi, razzisti e antisemiti.

Guardiamo attentamente i canti della “Commedia” che conterrebbero questi cosiddetti messaggi “nazisti”.

Il Canto XXXIV dell’Inferno è il canto più incriminato. Il motivo è semplice: Giuda, l’apostolo che ha tradito Gesù, viene “divorato” da Lucifero nella Giudecca, luogo dove i traditori (non gli Ebrei) vengono puniti. La conclusione che Giuda sia il simbolo degli Ebrei può derivare soltanto da un’analisi filologica certamente forzata e sconosciuta ai dantisti stessi. Inoltre, oltre a Giuda, nella Giudecca compaiono Marco Giunio Bruto, politico romano vissuto prima di Cristo, Gaio Longino, morto nel 42 a.C ed anch’egli romano.. Perché non concludere che il canto è anche contro i Romani? [1]

Altro canto sotto accusa è il XXIII. Ci sono alcuni Ebrei condannati, ovvero quelli responsabili della morte Gesù. Come si può vedere, vengono quindi condannati alla pena eterna coloro che hanno preferito uccidere un innocente. Questo è il motivo per cui si grida all’antisemitismo! Perché Dante ha messo dei criminali (ebrei, ma comunque criminali) all’Inferno! Inoltre, Dante specifica che costoro hanno causato molti mali al popolo giudaico (verso 123). Insomma, se si provocano disagi agli Ebrei (chiamati “Giudei”; eppure, per Valentina Sereni, questa parola è usata solo per finalità antisemite [2]), si finisce all’Inferno. Davvero sconvolgente!

Voliamo alla cantica del Paradiso, Canto V. Qui, Dante invita, tramite Beatrice, i cristiani ad essere uniti ed a comportarsi bene per essere salvati e per fare in modo che il Giudeo non “rida” dei cristiani (verso 81). Secondo la Sereni, questo pezzo è molto offensivo ed è “un’anticipazione delle leggi razziali” (!). In realtà, la presenza del “Giudeo” è legata semplicemente al contesto: nella terzina precedente, Dante si rivolge ai cristiani ricordando di avere sia il “Vecchio Testamento”, sia il “Nuovo Testamento”. Per questo essi devono essere d’esempio agli appartenenti di altre religioni e non devono essere da loro malvisti. “Giudeo”, in questo caso, si riferisce a tutti coloro che non hanno beneficiato del “Nuovo Testamento” e non si correla in modo specifico all’ebreo [3]. Si può, inoltre, notare che non sono scritte parole d’odio verso gli appartenenti alle altre religioni, anche perché, con questi versi, Dante esprime chiaramente il concetto secondo cui i cristiani possono attirare critiche (nemmeno odio, solo critiche) soltanto se sono loro stessi a non mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù. L’unico rimprovero che si può trovare nelle terzine in questione è quella verso le gerarchie ecclesiastiche (verso 79) e verso la loro “cupidigia”. Non dice da nessuna parte che gli ebrei sono una minaccia o che sono inferiori… La Sereni su quale commento a Dante ha trovato questa cosa?

Questi canti erano il cavallo di battaglia della Sereni per dimostrare l’antisemitismo di Dante. E questo dice tutto!

Passiamo al XXVIII, ancora dell’Inferno. Qui ci sono i seminatori della discordia. Tra di loro c’è Maometto, presentato come uno scismatico e un eretico. Siamo passati, così, all’islamofobia. Ora, il fatto che Maometto sia confinato all’Inferno, assieme a molti papi (questo non lo dice la Sereni, o è sensibile solo verso i religiosi islamici?), non dovrebbe stupire nessuno. Siamo all’inizio del XIV secolo, in fondo. Credere che Dante abbia voluto essere crudele e spietato nei confronti dell’Islam è piuttosto fazioso e bigotto. Dante non conosceva islamici e l’Islam gli veniva spiegato da dei cristiani. E le grandi crociate non erano, ai tempi, poi così lontane. Non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. Lui riportava le cose per come gli venivano presentate. Non poteva certamente mandare una mail ad un Imam… Parlare di “islamofobia” è semplicemente ridicolo. Inoltre, in questo canto, compaiono anche cristiani e Romani. E bisogna dirlo perché, ad ascoltare la Sereni, sembra quasi che Dante mettesse all’Inferno solo gay, islamici ed ebrei… Oppure, per la Sereni, Dante era pure cattofobo e paganofobo? Davvero: la capacità di contestualizzazione (o la voglia di studiare?) e di capire che il testo è stato scritto in un determinato periodo storico è pari a zero.

Sempre all’Infero, Canto XIV, i sodomiti compaiono tra coloro che hanno offeso Dio, così come nel XXVI canto del Purgatorio.  Anche qui, la colpa di Dante è quella di essere “omofobo” perché, come chiunque avrebbe fatto a quei tempi, ha considerato “peccato” essere dei gay praticanti. Accusare Dante (il quale mostrava, nel testo, molta compassione verso i dannati) di omofobia perché riteneva sbagliato l’atto omosessuale, è un errore che solo uno studente inesperto, incapace di inserire il testo in un determinato contesto storico e culturale, potrebbe fare. Anzi, possiamo dire che un errore del genere può farlo solo chi non ha letto Dante. Il poeta, infatti, tra i sodomiti inserisce Brunetto Latini (Canto XV) e lo elogia, chiamandolo “maestro” e tre amici (Canto XVI), che Dante vorrebbe abbracciare (si trattiene solo per timore di essere bruciato anche lui). Questa è omofobia? Dante considerava peccato l’atto omosessuale, ma non odiava assolutamente i gay…

Alla luce di ciò, la proposta della Sereni di non insegnare più Dante ha semplicemente del ridicolo e può essere semplificata così: tutto ciò che contiene messaggi offensivi per qualcuno non deve essere insegnato e spiegare il contesto in cui un’opera è stata scritta è una perdita di tempo. Stando a questa logica, il nazismo non potrebbe essere insegnato, dato che il “Mein Kampf” offende gli Ebrei. Allo stesso modo, bisogna rinunciare a D’Annunzio per apologia del fascismo, a Freud per essersi pronunciato a favore delle droghe e per aver scatenato le ire delle femministe, descrivendo le donne come “uomini mancati”. Bisogna, così, anche rinunciare a Machiavelli (antidemocratico), a Picasso (ce l’aveva coi nazisti), a Manzoni (offendeva gli Spagnoli) a Foscolo (avverso al dominio austriaco), a Cesare (dittatore antipacifista) e a molti altri. Bisognerebbe, in altre parole, rinunciare alla cultura.

Vorrei, per concludere, invitare la Sereni a studiare. A studiare per davvero Dante. Scoprirà che, la differenza del pensiero nazista (il cui insegnamento sembra essere giudicato legittimo dalla Sereni), la “Divina Commedia” contiene anche moltissimi messaggi positivi ed attuali (vedasi i canti politici, ma non solo).

È interessante notare, per concludere, il messaggio con cui “Gerush92” chiude il suo articolo:

«La continuazione di insegnamenti di questo genere rappresenta una violazione dei diritti umani e la evidenziazione della natura razzista e antisemita del nostro paese [4] di cui il cristianesimo [5] costituisce l’anima. Le persecuzioni antiebraiche sono la conseguenza dell’antisemitismo cristiano che ha il suo fondamento nei Vangeli e nelle opere che ad esso si ispirano, come la Divina Commedia. Deve essere messo in evidenza il legame culturale e tecnico-operativo con i vari tentativi di esclusione e di sterminio, fino alla Shoah. Certamente la Divina Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi razziali e la soluzione finale».

Ora, al di là del fatto che qualsiasi storico si metterebbe a ridere nel leggere che l’opera del Sommo Poeta ha ispirato la soluzione finale, trovo tremendamente ridicolo che un’associazione scovi del razzismo dove non c’è e che poi, nei suoi articoli, scriva che il Cristianesimo è l’anima antisemita del nostro Paese e che siano i Vangeli [6] la conseguenza dell’antisemitismo cristiano. In realtà, contro il Cristianesimo, quelli di “Gerush92” inveiscono più volte, arrivando ad accuse offensive e certamente intenzionali. Non è che gli unici intolleranti sulla piazza sono proprio quelli che accusano di razzismo gli altri?

P.S.

Mi vergogno per aver dedicato così tanto spazio a certa gente…

FONTI:

Marchi, A. (2004). La Divina Commedia – Ed. integrale.

Sereni, V. (2012). Via la Divina Commedia dalle scuole. Tratto da Gerush92: http://www.gherush92.com/news_it.asp?tipo=A&id=2985


[1] In realtà, sul sito di “Gerush92”, si giunge addirittura a questa conclusione. Ovviamente, questa accusa nei confronti dell’opera è assurda se si tiene presente che la guida di Dante è il Romano Virgilio…

[2] A sostegno di ciò, viene portato come fonte il dizionario De Mauro, che, alla parola “Giudeo”, scrive che questa può essere usata anche per insultare o denigrare una persona (come “Ebreo”, del resto). Ma il dizionario in questione riguarda la lingua italiana oggi, non quella del XIV secolo… Da notare che questo dizionario è l’unico riferimento bibliografico che il sito di “Gerush92” riporta. L’unica fonte in tutto il testo con cui si denuncia Dante.

[3] Ciò emerge anche alla luce dell’“Epistola XI”, dove, in modo analogo (tanto che si può pensare che i versi della “Commedia” siano ispirati dalle parole dell’epistola), Dante parla delle “prese in giro” che ebrei, musulmani ed “altre genti” fanno nei confronti dei cristiani quando essi non seguono la loro dottrina.

[4] È scritto con la minuscola anche nel testo originale. Non è un errore mio.

[5] Anche questo è scritto con la minuscola nell’articolo. Non sembra un grande esperto di grammatica l’autore, anzi, l’autrice, che è, probabilmente, Valentina Sereni.

[6] Scritti da ebrei per altri ebrei.

I veri soldi regalati

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Il tizio che vedete nella foto è Luigi Amicone ed è un giornalista famoso, essendo il  fondatore della rivista “Tempi”. Proprio oggi, Amicone è stato in televisione, alla trasmissione “L’Italia sul due”, per dire la sua opinione in tema di liberalizzazioni e di provvedimenti governativi che riguardano l’economia del nostro Paese. Quando ha preso la parola, Amicone ha subito attaccato la spesa pubblica, dicendo che lo Stato spende troppo nello stipendiare i dipendenti della pubblica amministrazione. Come se non bastasse, Amicone ha anche detto che questi soldi erano praticamente regalati. Il pubblico, pagato per applaudire non appena si accende una lucina con la scritta “applausi”, ha ovviamente manifestato il proprio consenso con un’ovazione strappalacrime.

Un’affermazione del genere detta in un periodo come questa è pericolosa e fuorviante. Innanzitutto, sembra voler distogliere l’attenzione da evasori, crimine organizzato e governi incompetenti. In secondo luogo, un intervento come questo sembra essere fatto per farsi belli davanti alla TV. Di questi tempi, infatti, il nemico principale sembra essere il dipendente della pubblica amministrazione. Perché? Perché viene stipendiato da “noi” contribuenti, quindi i suoi soldi sono in realtà i nostri soldi. Dare contro questo individuo, colpevole di lavorare e vittima di uno stereotipo che, come tutti gli stereotipi, nasce da una generalizzazione affrettata (e quindi da una fallacia logica), oggi è come attaccare i neri un tempo.

La cosa veramente paradossale è stata, però, la frase sui “soldi regalati”. Secondo Amicone, chi lavora (d’accordo, chi meglio, chi peggio), come minimo, sei ore al giorno, tutto l’anno, intascando meno di 15000 euro l’anno, non si guadagna lo stipendio, non se lo merita: è solo un regalo. Amicone, al contrario, sicuramente “merita” le migliaia di euro che incasserà per aver detto ciò in TV. In fondo, è veramente dura stare qualche ora davanti allo schermo a parlare di ciò che (non) si conosce e a discutere sui meriti altrui. Più dura che lavorare tutto l’anno con onestà.

Lo Schettino che è in noi

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Francesco Schettino è l’uomo del momento, di cui tutti parlano. Il comandante della Costa Concordia, affondata il 13 gennaio di quest’anno sulle rive della Toscana.

Molti lo condannano, a volte lo insultano, spesso lo giudicano. Pochi, però, una domanda se la pongono: poco prima dell’incidente, Schettino cosa credeva che avrebbe fatto in una situazione critica? Aveva già in mente che avrebbe dichiarato l’abbandono nave (cosa che, di fatto, avrebbe decretato la fine della sua carriera)? Oppure, credeva che si sarebbe comportato da eroe e che avrebbe salvato tutti i passeggeri e tutto l’equipaggio?

Questa domanda può apparire stupida, ma non lo è. Quanti, oggi, che stanno comodamente in poltrona, davanti alla TV, o che sorseggiano birra in un confortevole bar, dicono e pensano che, al posto di Schettino, loro si sarebbero comportati diversamente e che non avrebbero dichiarato mai e poi mai l’abbandono nave? Quanti, al bar con gli amici, sono pronti a dire al mondo (o a se stessi?) che, al posto di Schettino, si sarebbero comportati da eroi?

Eppure, anche Schettino, prima dell’incidente, non aveva posizioni così differenti da questi benpensanti. Lui stesso, nel 2005, aveva detto che, se avesse dovuto comandare il Titanic, avrebbe, durante la tragedia, pensato soprattutto a salvare i passeggeri. I passeggeri prima di tutto. Così avrebbe detto. Mentiva? Non si sa. Ma ne dubito: quanti, in fondo, sono disposti ad ammettere a se stessi di essere codardi? Schettino sapeva già, nel 2005, di non avere fegato? Lui, che, probabilmente, si sentiva un superuomo, visto che era il comandante di una delle navi più pesanti del mondo, la più pesante che sia mai affondata?

La verità è che siamo tutti eroi quando non siamo di fronte al pericolo. E non lo siamo solo a parole, lo crediamo davvero. Ci sentiamo forti, migliori e superiori. È questo il modello da imitare che la nostra società ha in mente ed è proprio così che tutti vorremmo essere. Audaci. Eroici. Dei superuomini, più simili a quelli della Marvel o dei film hollywoodiani, forse, che a quelli di Nietzsche. E tutti crediamo di esserlo, tanto che, sebbene non abbiamo mai dato una qualche prova di coraggio, ci sentiamo in grado di valutare quello altrui. Poi però arrivano le tragedie. Quelle vere, che spaventano e che lasciano il segno tutta la vita, sempre che questa vita non scompaia proprio per mano di questi disastri. Ed è a questo punto che la natura, con tutta la sua potenza, ci giudica e ci dice chi siamo veramente. Non più l’Ercole di turno, non più l’eroe intrepido e coraggioso, non più il Cristo pronto a sacrificarsi per salvare le persone.

Nessuno, qui, vuole difendere Schettino. Semplicemente, alla luce di questa riflessione, mi viene da chiedermi quanti, tra i “giudici” di Schettino, che ogni giorno sentenziano contro di lui nel Web o al bar, siano, in realtà, esattamente come lui: eroi fino a quando la nave affonda per davvero.

L’insetto di Focus…

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Il 6 dicembre, sul sito di Focus, è comparso un articolo interessante dall’altisonante titolo: “Ecco l’insetto più pesante del mondo”. Si parla di un Weta gigante, ossia una “specie” (non intesa nel senso scientifico) di cavalletta. Secondo Elisabetta Intini, l’articolista, questo “mangia-carote”, con i suoi 71 grammi, è l’insetto più pesante al mondo, dal momento che arriva a pesare il triplo di un normale topolino di campagna (20-25 grammi).

Peccato però che esisterebbe, per Wikipedia, uno scarabeo, il Dynastes Hercules, che può arrivare a 120 grammi, quasi il doppio del Weta. E non sono nemmeno sicuro che sia lo scarabeo più pesante.

Il contrasto, così, è palese. Per Focus è il Weta a pesare 71 grammi, per Wikipedia è l’Hercules ad arrivare a 120 grammi e ad essere così più pesante della cavalletta piena di succhi al suo interno.

Guardando il “Book of insect record”, al capitolo 30 scopriamo che è il Weta a pesare di più e che detiene il record da circa 25 anni.

La pagina Wiki sul Weta confermerebbe tale record (rimandando proprio al libro appena citato).

Alla luce di ciò, sia l’attendibilità di Wikipedia (in tal caso la versione inglese, spesso giudicata “perfetta”), sia quella di Focus vengono meno. Infatti, la prima è arrivata a dire che uno scarabeo pesasse 50 grammi in più dell’insetto più pesante al mondo, mentre Focus ha riportato una notizia vecchia 25 anni facendola sembrare moderna e recente.

Viva l’informazione.

BIBLIOGRAFIA

Anonimo. (2011). Giant Weta. Tratto da Wikipedia English: http://en.wikipedia.org/wiki/Giant_weta

Anonimo. (2011). Hercules beetle. Tratto da Wikipedia English: http://en.wikipedia.org/wiki/Hercules_beetle

Intini, E. (2011). Ecco l’insetto più pesante del mondo. Tratto da Focus: http://www.focus.it/natura-e-ambiente/animali/ecco-l-insetto-piu-pesante-del-mondo_C12.aspx

Williams, D. (s.d.). Largest. In Book of insect records.

La fine del mio blog?

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Splinder chiude. Falena Verde no. Finalmente ho finito di copiare ed incollare i miei vecchi post del mio vecchio blog ed ora, finalmente, sono pronto per ripartire.

Come avrete notato, manca quello a cui ho dedicato più tempo, ovvero quello sui miracoli. Non me lo sono dimenticato, è solo che d’ora in poi non solo “lascerò da parte” la politica, come avevo fatto già coi miei blog precedenti (il corrispondente di questo su Splinder e “L’ultimo gladiatore”, sempre su Splinder), ma anche la religione, cosa che avevo già cominciato, in parte, a fare col precedente blog (mentre, al contrario, “L’ultimo gladiatore” sembrava dedicato solo all’apologetica). Il motivo che mi spinge a farlo è che vorrei evitare la polemica. La polemica non mi è mai piaciuta, né in famiglia, né tantomeno qui, su Internet, dove l’anonimato può causare seri problemi.

Forse questo porterà alla fine del blog. Almeno per come lo conoscevate. Su Splinder, sebbene manifestassi già la volontà di non fare apologetica, il mio blog era seguito soprattutto per questo, anche perché chi conoscevo seguiva anche l’altro mio blog, “L’ultimo gladiatore”, in cui le riflessioni attorno alla dimensione religiosa e filosofica erano all’ordine del giorno.

Quando si danno i numeri…

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Un nuovo amore fa perdere automaticamente un amico o un parente, tanto che poi diviene difficile recuperarlo. 150, invece, è il numero massimo di conoscenti con cui si può avere una relazione, anche su Facebook, mentre il massimo numero di amici fidati che il cervello riesce a gestire è 5, a cui si possono aggiungere 10 conoscenti a cui siamo meno affezionati. Quello che fa di un amico un buon amico, invece, sono 5 caratteristiche che abbiamo in comune. 150 è il numero massimo di persone verso cui siamo altruisti. Questi numeri sono stati riportati dall’agenzia ANSA e presentati come dimostrati scientificamente.
Inutile dire che tutte queste cose sono delle vaccate allucinanti. Primo: avere un nuovo amore non porta necessariamente alla perdita di un amico. Dove starebbe scritta ‘sta cosa? Se uno perde degli amici è per la mancanza di tempo, non perché il cervello “non ce la fa”. Adesso, appena trovo una nuova ragazza, secondo l’ANSA, posso chiamare il mio amico e dirgli che non lo posso più vedere. Ma non è colpa mia, ma del cervello… Secondo: 150 è il numero massimo di conoscenti? Veramente c’è chi non riesce a gestirne due di conoscenze… Terzo: uno non può avere 6-7 amici fidati? Secondo voi, è una cosa anche solo plausibile? O 5 deve essere il massimo? Quarto: 5+10 è il numero massimo di amici che il cervello riesce a gestire o il numero medio massimo di amicizie gestibili? Perché questo articolo non spiega che è piuttosto difficile vedersi con 15 amici tutti diversi per una semplice mancanza di tempo (se uno lavora…)? Abbiamo tutti un tempo infinito da mettere a disposizione dei 15 amici? Altra cosa: io vedo ancora tutte le persone della mia ex classe: sono 30. E provo affetto per loro… Quinto: questa cosa delle 5 caratteristiche in comune è un’altra vaccata. Io sono amico di una tartaruga e le voglio bene. Cos’ho in comune con la tartaruga? Il guscio? La voglia di prendere il Sole? Sesto: 150 è il numero massimo di persone verso cui si può essere altruisti. Eh certo, perché chi è altruista se ne frega totalmente di tutti gli altri. Aiuta solo i 150 verso cui il cervello può concentrarsi…
Però, alla fine, possiamo consolarci: 5 è il numero perfetto, il numero dell’amore, visto che tutti questi numeri sparati dall’ANSA sono multipli di 5…

BIBLIOGRAFIA

Anonimo. (s.d.). Un nuovo amore fa perdere almeno un amico e un familiare. Tratto da ANSA: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/10/31/visualizza_new.html_645607928.html

La verità sul DDL e Wikipedia

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Avevo promesso che avrei approfondito la questione sul DDL intercettazioni e sulle conseguenze che Wikipedia potrebbe avere nel caso in cui le attuali modifiche non venissero accettate dal Parlamento e il testo incriminato restasse invariato (cosa che gli utenti di Wiki non vorrebbero).
Cerchiamo di capire come interpretare il DDL, ma prima vediamo cosa sostiene Wikipedia. Secondo Wikipedia, il comma 29 del DDL intercettazioni costringerebbe ogni responsabile di un sito Internet a pubblicare delle rettifiche. Gli stessi utenti di Wiki non sono sicuri che tale obbligo ricada anche su di loro, infatti scrivono:
«Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti».
Come possiamo leggere, c’è scritto “molto probabilmente”. Insomma, coloro che protestano in modo plateale non sanno di preciso contro cosa protestano e non sono sicuri che l’obbligo di rettifica coinvolga anche loro, e, anche per non fare figure poco carine, preferiscono scrivere che tale obbligo ricada sull’intera Internet (blog compresi, come specificato nel testo), in modo da portare dalla propria parte il lettore (che, ovviamente, può solo sentirsi offeso nel vedere che la legge coinvolge pure il suo blog), ma vabbeh…
Sempre secondo Wikipedia, tale comma minerebbe alla neutralità (presunta) delle sue voci e alla sua libertà. Questo perché gli utenti di Wiki sarebbero costretti, come scritto nel comunicato dell’enciclopedia, a pubblicare una rettifica, indipendentemente dalla fondatezza della critica o dalla verità. Ciò minerebbe all’imparzialità della voce.
A questo punto, possiamo passare all’interpretazione vera del testo, e non quella wikipediana. Cominciamo con il chiederci cosa sia questa fastidiosa rettifica obbligatoria, che minerebbe all’imparzialità delle voci. Secondo il dizionario del Corriere, essa è la modifica di un dato inesatto (dopo che, appunto, tale dato si è dimostrato inesatto), mentre, secondo il CORECOM, è, semplicemente, una replica. Il diritto di rettifica, così, sarebbe il diritto di replica. Vi sembra una cosa tragica? Certo, è una bella scocciatura dover pubblicare senza “Se” e senza “Ma” un commento integrale di un politico permaloso, però se non stiamo parlando di un politico, ma di una persona quasi del tutto normale, seppur enciclopedica, che si vede scritto di essere un neonazista, costui non può esprimere il suo disdegno per quanto scritto da alcuni e “tollerato” dagli amministratori?
L’obbligo di rettifica, inoltre, era già presente fin dal 1948 per le testate giornalistiche (su questo Wiki sorvola completamente: nel comunicato non si dice che tale obbligo era già presente, alla faccia dell’imparzialità!). Perché non estendere tale diritto anche su Internet? Se un blogger scrive che sono un idiota mafioso, non posso avere diritto di rettifica?
Un’altra questione che riguarda l’interpretazione verte su chi cade tale obbligo di rettifica. Come ha fatto notare il dottore in Legge Marco Bassini, tale obbligo difficilmente si estende a Wikipedia, dato che nell’Articolo 1 (comma 3) della già citata legge del 1948 (a cui con il DDL il comma 29 si riallaccia, inserendo, per la precisione, un comma all’Articolo 8) è esplicitamente detto che tale legge riguarda l’editoria. Wikipedia è parte dell’editoria? Credo proprio di no. Sui blog possiamo discutere, ma su Wiki proprio no.
Insomma, Wikipedia ha protestato contro un comma che non la riguardava e, in più, l’ha fatto senza fare praticamente nulla per impedire che si scatenasse un polverone politico (anzi…). La gente, ancora oggi, a più di dieci giorni dalla chiusura, è convinta che Berlusconi abbia chiuso direttamente con una legge fascistissima la “libera” Wikipedia. E tutto a causa di un comunicato, scritto in un eccesso di enfasi, che tirava fuori dal cappello i diritti dell’uomo, la libertà e la “neutralità neutralizzata”. Le scritte in grassetto non mancano, così come le omissioni (nulla sul fatto che il diritto di rettifica esistesse già, ad esempio). La precisazione che Wiki non fa (e non vuole far) politica o schierarsi politicamente non solo non è scritta, ma non è nemmeno intuibile dal testo.
Come ultima cosa, vi lascio la discussione (a cui ho preso parte col nome di “Alador”) degli utenti di Wikipedia dopo l’inizio dello “sciopero”. Come potete vedere da alcuni commenti, pare che le difficoltà siano di natura tecnica (Come pubblicare la rettifica? Come renderla immodificabile?). Poi, beh, c’è perfino chi sostiene che la rettifica debba essere supportata da fonti, per essere valida. E, siccome le rettifiche (che, ricordo, sono semplici commenti) non lo sono, allora minano alla neutralità. Ma se uno scrive che la rettifica è stata fatta dall’interessato, come si può dire che la neutralità e la libertà di tutta la voce in questione vengano intaccati? Il lettore capisce che la rettifica è “di parte”. Non capisco, dunque, chi vorrebbe delle fonti.
Inoltre, sempre in quella discussione, potete scoprire come la decisione di chiudere Wiki sia stata veramente elitaria e anche contraria alla volontà di certi utenti.

BIBLIOGRAFIA

Anonimi. (2011). Comunicato del 4 ottobre 2011. Tratto da Wikipedia Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

Anonimi. (2011). Sciopero: il punto della situazione. Tratto da Wikipedia Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Bar/Discussioni/Sciopero:_il_punto_della_situazione

Anonimo. (s.d.). Legge 8 febbraio 1948 – Articolo 8. Tratto da McReporter: http://www.mcreporter.info/normativa/l48_47.htm#8

Bassini, M. (2011). Nonciclopedia, Wikipedia, mamma mia portami via…. Tratto da Media laws: http://www.medialaws.eu/nonciclopedia-wikipedia-mamma-mia-portami-via/

Corriere, D. (s.d.). Rettifica. Tratto da Dizionari Corriere: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/rettifica.shtml

Gonnelli, E. (2009). Esercizio del diritto di rettifica. Tratto da Consiglio Regione Toscana: http://www.consiglio.regione.toscana.it/corecom/att_servizio/rettifica.htm